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Grande incantatrice - il fascino dell'italia per i viaggiatori di ogni tempo
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Ean 9788851185596
Titolo GRANDE INCANTATRICE - IL FASCINO DELL'ITALIA PER I VIAGGIATORI DI OGNI TEMPO
Autore BRILLI ATTILIO
Editore UTET
Collana UTET
Data pubblicazione 13/09/2022
Tutti sanno che nel 1817 Stendhal, giunto al cospetto dei marmi di Santa Croce a Firenze, si sentì mancare. Ma le cronache sono piene di viaggiatori che in tutte le epoche, giunti per mare, a cavallo, in carrozza, treno o automobile, restano avvinti dalle meraviglie conturbanti dell&rsquo Italia. È una sensazione indefinibile, un misto di eccitazione, smarrimento, gioia e timore, qualcosa di simile insomma all&rsquo azione portentosa di un filtro d&rsquo amore. Non si tratta soltanto di &ldquo bellezza&rdquo , un termine tanto generico e ammansito da non fare quasi più effetto. Tutt&rsquo altro. Il fascino dell&rsquo Italia è vertiginoso, sbalestrante, assoluto. Charles Dickens, giunto alla sala dei Giganti di palazzo Te a Mantova, disse irritato che gli affreschi «facevano venire l&rsquo apoplessia», il contrario del «senso di armonia che dovrebbe comunicare un&rsquo opera d&rsquo arte». Charles de Brosses, dal canto suo, trovava la santa Teresa di Bernini troppo eccitante per una chiesa: «Se questo è amore divino, lo conosco anch&rsquo io perché se ne vedono tante copie in natura». E Lord Byron rimase stregato dalla cascata delle Marmore «orribilmente bella». Ma cos&rsquo è questa malia? Cos&rsquo è questo fascino violento che da secoli piega le ginocchia di viaggiatrici e viaggiatori, costringendoli a una sensuale devozione? Attilio Brilli scava tra i resoconti noti e meno noti, restituendo al mito del viaggio in Italia le sue radici più complete, che risalgono a ben prima della moda del Grand Tour. Con i suoi giardini ordinati oppure selvaggi, le ville magnifiche e le rovine romantiche, i borghi scavati nella roccia e il dedalo opulento di Roma, i dolci declivi collinari e le aguzze montagne, La grande incantatrice ha sempre saputo soggiogare le menti più brillanti del mondo. Eppure, da sempre, tutta questa bellezza noi italiani sappiamo come sperperarla, se già Montaigne, arrivato a Urbino nel 1581, non poté coronare il sogno di una visita alla biblioteca di Federico da Montefeltro perché purtroppo, come gli spiegarono gli imbarazzati cortigiani, le chiavi erano andate smarrite. È forse il nostro destino, essere gli svagati custodi di un tesoro inestimabile. Possiamo solo sperare che nonostante la nostra noncuranza l&rsquo Italia continui a essere, come sosteneva Vernon Lee, quella «favolosa soffitta colma di carabattole misteriose e di ammiccanti fantasmi nella quale soddisfare gli istinti elementari della finzione e del romanzesco».

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