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Ricordando i luoghi - autobiografia
Disponibile
Ean 9788854534360
Titolo RICORDANDO I LUOGHI - AUTOBIOGRAFIA
Autore RYKWERT JOSEPH
Editore NERI POZZA
Collana LA QUARTA PROSA
Data pubblicazione 03/04/2026
C&rsquo è una frase, tra quelle che Rykwert ricorda nelle sue memorie, che fornisce in un certo senso la chiave di lettura del libro, e, forse, di tutta la sua opera: «L&rsquo architettura è un edificio che racconta una storia» &ndash non una costruzione, ma un&rsquo abitazione, se la storia che l&rsquo architettura racconta non può essere che quella degli uomini che vi hanno abitato. Le memorie di Rykwert compitano parola per parola questa storia che l&rsquo architettura dei luoghi non smette di raccontare. Dall&rsquo infanzia in una famiglia colta e benestante della borghesia ebrea di Varsavia fino alla Londra in cui i Rykwert si rifugiano allo scoppio della guerra poi l&rsquo Italia degli anni &rsquo 50, vista in un anti-Grand Tour (Bergamo-Milano-Venezia-Mantova-Roma), dove scopre che nella «forma di vita degli italiani [...] intreccio di convivialità e architettura» poteva sentirsi a suo agio come in nessun altro posto. E sempre ai luoghi sono indissolubilmente legate le persone che li abitano: dal leggendario nonno Benjamin (dziadzius, &ldquo il nonnino&rdquo , come lo chiamava in polacco il piccolo Joseph) nella casa e nella sinagoga dell&rsquo infanzia alla Student Movement House in Gower Street dove incontra Canetti, «grassoccio, baffuto, con un impermeabile di gabardine troppo lungo e una valigetta portadocumenti sdrucita [&hellip ] a cui il potere interessava più di ogni altra cosa» dalla Parigi di Gabriel Marcel, «piccolo e burbero [&hellip ] che sembrava l&rsquo incarnazione della France profonde», alla Roma di Bobi Bazlen, «buon ascoltatore» ma «saturnino e minaccioso», e di Bruno Zevi, col quale si lega in una «litigiosa amicizia» durata cinquant&rsquo anni. E ancora il Messico di Ivan Illich, e Milano e il gruppo di architetti intorno a Ernesto Rogers e Gio Ponti, e Zurigo, dove visita più volte Siegfried Giedion, che gli contagia «la sua passione per la ricerca delle origini sia dell&rsquo arte che dell&rsquo architettura». È questo coinvolgimento «appassionato, carnale» con la struttura e la materia dei luoghi fatti dagli uomini che distingue le memorie di questo grande non soltanto storico ma anche archeologo e filosofo dell&rsquo architettura da quelle che riempiono oggi gli scaffali delle librerie. G.A.

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