Cosa resta di noi quando non ci siamo più? Una corda tesa, un sorriso, la malinconia per non aver detto tutto quello che volevamo, per quell'amore che avremmo potuto seguire, e invece. 'La tigre e l'usignolo', fin dal titolo dedicato a Cristina Campo, narra la depressione e la speranza, il senso di vuoto delle esistenze e la certezza di un tempo che non va sprecato. Alberto si impicca in un parco ai primi giorni di primavera. E viene raccontato da diversi personaggi che lo incontrano nel suo ultimo cammino. La runner che lo trova appeso una mattina il poliziotto che per aiutarla mette in discussione il suo mondo ordinato il profugo a cui Alberto insegnava l'italiano il ferramenta ignaro dell'uso della corda che ha venduto ad Alberto gli amici anch'essi ancora ignari del dramma. E poi la sorella, i genitori, il pugile con cui Alberto si allenava, combattendo le ombre che pesano sul cuore. Perdendo, infine. Ma la tigre e l'usignolo non è una storia di perdita, piuttosto di recupero e riscatto, che Mauro Garofalo dedica alla memoria di un amico. Perché fino a quando il nostro nome verrà raccontato, di noi resterà traccia nella grande trama del mondo.