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Secondo molti studiosi la coscienza sarebbe legata alla quantità e alla complessità degli elementi del sistema nervoso. Sulla scorta di nuovi dati emersi dagli studi sulle capacità cognitive degli organismi dotati di cervelli miniaturizzati, come ad esempio le api o le mosche, Giorgio Vallortigara sviluppa in questo libro affascinante una prospettiva minimalista antitetica a quella convinzione. Distaccandosi dai modelli oggi più comuni nell&rsquo ambito delle neuroscienze e della filosofia della mente, egli avanza la tesi originale che le forme basilari dell&rsquo attività cognitiva non abbiano bisogno di grandi cervelli, e che il surplus neurologico che si osserva in alcuni animali, tra cui gli esseri umani, sia al servizio dei magazzini di memoria e non dei processi del pensiero o della coscienza. Il substrato più plausibile per l&rsquo insorgere di quest&rsquo ultima va piuttosto ricercato in una caratteristica essenziale delle cellule, la capacità di sentire. Una capacità che si sarebbe manifestata per la prima volta quando, con l&rsquo acquisizione del movimento volontario, gli organismi elementari hanno avvertito la necessità di distinguere tra la stimolazione prodotta dalla propria attività e quella procurata dal mondo esterno, l&rsquo altro da sé. L&rsquo esistenza di un minimo comune denominatore tra noi e le forme di vita più umili ci allontana una volta di più dal concetto cartesiano dell&rsquo animale-macchina &ndash e solleva interrogativi etici ai quali non potremo a lungo sottrarci.
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| Ean | 9788845934964 |
| Titolo | PENSIERI DELLA MOSCA CON LA TESTA STORTA |
| Autore | VALLORTIGARA GIORGIO |
| Editore | ADELPHI |
| Collana | ANIMALIA |
| Data pubblicazione | 25/02/2021 |